Il ritardo mentale nei bambini: cause e trattamenti del ritardo mentale
Per ritardo mentale (disabilita intellettiva nel DSM-5) s’intende un deficit nello sviluppo delle funzioni cognitive, rappresentando una condizione d’interrotto o incompleto sviluppo delle funzioni psichiche (capacità cognitive, linguistiche, sociali, motorie). Il soggetto affetto da disabilità intellettiva possiede un quoziente intellettivo inferiore alla media con concomitanti e conseguenti compromissioni nelle abilità di adattamento che non gli consentono di adeguarsi agli standard cognitivi e comportamentali della sua età.
Si evidenzia un deficit almeno in due delle seguenti aree:
- Comunicazione
- Cura della persona
- Vita in famiglia
- Attività sociali
- Capacità di usare le risorse della comunità
- Autodeterminazione
- Scuola
- Lavoro
- Tempo libero
- Salute
- Sicurezza
Il ritardo mentale nei bambini: la Classificazione

Il ritardo intellettivo può essere:
- lieve (85% dei casi), QI da 50-55 a 70,
- moderato (10%), QI da 35-40 a 50-55,
- grave (3-4%), QI da 20-25 a 35-40,
- gravissimo (1-2%), QI inferiore 20-25.
Il ritardo mentale lieve è evidenziato da una difficoltà nell’ apprendimento superiore dei contenuti didattici durante le attività scolastiche, infatti, si consiglia la permanenza nella scuola dell’infanzia fino ai 6 anni, perché questi bambini imparano a leggere e scrivere più tardi rispetto alla norma (in media intorno all’età di 7-8 anni), inoltre hanno bisogno di un sostegno nell’adattamento scolastico e sociale.
Nei primi anni di vita il ritardo lieve non è notato poiché il bambino non ha ancora sviluppato capacità linguistiche, motorie o prassiche che possano indicare un deficit cognitivo, in età adulta possono raggiungere un livello sufficiente di adattamento sociale consentendo una moderata autonomia e inserimento lavorativo in contesti adatti alle capacità possedute.
I soggetti affetti da ritardo mentale moderato presentano difficoltà comunicative, hanno relativa autonomia nei luoghi familiari e possono discretamente adattarsi alla vita nel contesto sociale, possono imparare a spostarsi da soli nei contesti conosciuti, traggono beneficio dall’addestramento professionale e con una moderata supervisione, possono provvedere alla cura della propria persona. Generalmente non oltrepassano un età mentale di 5-7 anni ma da adulti possono adattarsi con discreta efficienza e autonomia al contesto in cui vivono e svolgere attività lavorative supervisionate o non specializzate.
La comprensione e l’uso del linguaggio sono lenti rispetto ai propri coetanei, imparando a leggere e scrivere intorno ai 10-12 anni e sviluppando un vocabolario piuttosto limitato, hanno difficoltà a cogliere i nessi logici o i contenuti astratti. Si riscontra un ritardo lieve nella sindrome di Down. Nell’età adulta, la maggior parte riesce a svolgere lavori non specializzati, o semispecializzati, sotto supervisione in ambienti di lavoro protetti o normali.
Nel ritardo mentale grave si osserva che lo sviluppo psico-motorio è acquisito con notevole ritardo, il bambino generalmente impara a camminare verso o in seguito ai 24 mesi presentando anche durante la crescita movimenti goffi. L’età mentale dell’individuo, in genere, si ferma ai 2-3 anni. Il linguaggio è limitato o assente e con l’avvento dell’età scolastica possono imparare a parlare o a riconoscere parole poco complesse, traendo beneficio limitato dal insegnamento delle materie prescolastiche.
Con un supporto specifico e competente possono acquisire capacità che gli consentono una discreta autonomia per la cura della propria persona e in età adulta possono essere in grado di svolgere attività semplici, in ambienti conosciuti e famigliari.
Nel ritardo mentale grave si riscontra un età mentale inferiore ai 2 anni con l’incapacità di svolgere qualsiasi attività della vita quotidiana, con la necessità di un sostegno e accudimento durante tutto l’arco di vita. Il linguaggio è assente o fortemente compromesso.
Durante la prima infanzia, si riscontra nel bambino una considerevole compromissione del funzionamento senso-motorio e il miglioramento delle funzioni comportamentali e cognitive può avvenire solo dietro supporto constante e prolungato di personale specializzato. Anche le capacità relazionali, del linguaggio e motorie possono migliorare attraverso trattamenti individuali specialistici.
La diagnosi del ritardo intellettivo

La nuova edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), non si riferisce più al punteggio del quoziente intellettivo per diagnosticarne la gravità del ritardo mentale, ma fa riferimento alla capacità del soggetto di adattarsi nel contesto concettuale, sociale e pratico. Il ritardo mentale può essere lieve, moderato o grave.
I criteri diagnostici dunque, pur rimanendo nella sostanza gli stessi, sono stati riformulati in questo modo:
- Deficit delle funzioni intellettive, come ragionamento, problem solving, pianificazione, pensiero astratto, capacità di giudizio, apprendimento scolastico e apprendimento dall’esperienza, confermati sia da una valutazione clinica, sia da test standardizzati.
- Deficit del funzionamento adattivo che porta al mancato raggiungimento degli standard di sviluppo e socioculturali di autonomia e di responsabilità sociale.
- Esordio dei deficit intellettivi e adattivi durante il periodo dello sviluppo.
Il trattamento per il ritardo mentale prevede interventi psicoterapeutici – riabilitativi, attraverso strategie che mirano ad aumentare la capacità cognitiva, l’autonomia, l’apprendimento e altre aree che necessitano di un intervento mirato al potenziamento o all’ acquisizione di abilità, necessarie per il miglioramento del benessere complessivo del bambino/adulto. Si utilizzano strategie di modellaggio basate sull’uso sistemico del rinforzo condizionato.
Diventa importante, in caso di difficoltà chiedere una consulenza a un professionista del settore.![]()
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