La psicologia del terrorista
Il terrorismo è essenzialmente un fenomeno psicologico, nel senso che il terrorista opera per intimorire, terrorizzare un individuo o un’intera popolazione. In merito a ciò, diversi sono i malintesi in termini psicologici che nel tempo si sono creati. Iniziamo con l’affermare che i terroristi non sono psicologicamente anormali, non sono pazzi; le loro caratteristiche, i loro comportamenti non si discostano da quelli della popolazione ordinaria. Un altro aspetto da chiarire è che i terroristi vengono definiti “MORALMENTE DISIMPEGNATI”, Ovviamente ciò è falso, perché possono apparire moralmente disimpegnati agli occhi della popolazione ordinaria, ma sono molto impegnati in una eticità che avalla o approva il terrorismo.
Il terrorismo, perciò, è un fenomeno al quale gli psicologi sono molto interessati, soprattutto sulla correlazione tra fattori individuali interni e fattori situazionali e sociali esterni che determinano il comportamento dell’individuo. Infatti, quando parliamo di terrorismo, è importante prendere in considerazione il contesto, e noi lo faremo facendo riferimento alla metafora delle scale utilizzata dallo Psicologo Fathali Moghaddam, focalizzando l’attenzione sul come il contesto crea il terrorismo, e se focalizziamo l’attenzione esclusivamente sull’eliminazione dei singoli terroristi non metteremo mai fine al fenomeno, ma ciò che si produrrà sarà semplicemente sostituire un terrorista con un altro.
La metefora delle scale
Piano terra: interpretazione psicologica di condizioni materiali
Per analizzare e comprendere la metafora delle scale immaginiamo il mondo musulmano, qualcosa come 1,4 miliardo di persone tutti al piano terra. Le persone al piano terra sono persone normali, come noi. Hanno un lavoro, un’ istruzione, un’attività di vita quotidiana, e soprattutto (anche questo come noi) sono psicologicamente coinvolti nella costruzione della loro identità.
-Che tipo di persona sono?
-A che tipo di gruppo appartengo?
-Ho un’identità positiva?
-Sono diverso dagli altri?
In altre parole, come la maggioranza degli esseri umani, le persone al piano terra cercano di migliorare le loro vite come noi cerchiamo di migliorare le nostre. Alcuni di loro per diverse ragioni sono insoddisfatti, e sarà proprio questa insoddisfazione che li spingerà a salire al primo piano della scala.
Primo Piano: opzioni percepite per combattere il trattamento ingiusto
Gli individui che salgono al primo piano della scala non necessariamente si considerano terroristi. Semplicemente sono persone scontente di qualche aspetto della loro esistenza che cercano di migliorare e in qualche modo emergere. In alcune parti del mondo come il Nord Africa, Medio Oriente o Vicino Oriente, circa il 60% della popolazione ha meno di 25 anni. In queste aree, ad esempio, la competizione nell’ambito dell’istruzione e del lavoro è davvero feroce, oltre ad esserci pochissime risorse. Allo stesso modo i circa 25 milioni di musulmani in Europa Occidentale lottano al piano terra per conquistarsi l’accesso al giusto tipo di opportunità educative e lavorative. In altre parole, al primo piano il loro comportamento è derivato da una ricerca di mobilità sociale, ossia individui che cercano di progredire nel lavoro, crearsi opportunità di carriera, fare progressi per i loro figli e cosi via. Come noi d’altronde! Allo stesso tempo non tutti riescono nel loro intento, non trovano nessuna alternativa per crescere socialmente, questo dovuto anche alla corruzione delle dittature che dominano tali aree. E’ facile comprendere, quindi, che ad ogni piano della scala corrispondono determinate caratteristiche psicologiche dell’individuo.
Secondo Piano: rimozione dell’aggressività
Al secondo piano, il processo psicologico che assume rilevanza è ciò che viene definito SPOSTAMENTO DELL’AGGRESSIVITA’. Questo tipo di spostamento fa parte della vita quotidiana di ognuno di noi. Nel mondo islamico questo spostamento è accentuato e incanalato da gruppi particolari. Infatti, in aree come in Nord Africa, il Medio Oriente e in molte moschee in tutto il mondo, il luogo comune è che gli Stati Uniti ed Israele sono da colpevolizzare per ogni genere di cosa. Conseguenza diretta di questa retorica è che le frustrazioni che si sentono sono incanalate verso particolari obiettivi occidentali in generale. Da circa 70 anni, infatti, il fenomeno psicologico definito “spostamento dell’aggressività”, ha ampiamente dimostrato che in particolari condizioni la frustrazione può portare all’aggressione. Tuttavia non è un fenomeno costante e inevitabile, ma è comprovato che spesso ha luogo.
Terzo Piano: coinvolgimento morale
Così alcuni individui salgono al terzo piano, individui che oltre la loro frustrazione vivono in uno stato di ansia e insoddisfazione per la loro situazione esistenziale, passando dallo spostamento dell’aggressività al processo psicologico del disimpegno morale. In altre parole approvano il terrorismo, un terrorismo giustificato. Questo passaggio ad una morale che approva il terrorismo non significa che qualcuno diventerà necessariamente un terrorista, ma identifica un cambiamento negli atteggiamenti.
Ciò significa che questa persona è cambiata in modo importante, impegnandosi moralmente con il terrorismo e vede il terrorismo come un mezzo che giustifica un fine; uno strumento di difesa per una identità minacciata non solo a livello individuale ma collettivo. Infatti, nel caso specifico del terrorismo, molti gruppi religiosi tradizionali e fondamentalisti si sentono minacciati dalla globalizzazione. In particolare gli uomini musulmani tradizionali vedono la globalizzazione e la liberalizzazione come una minaccia dei ruoli di genere. Il ruolo moderno delle donne, ad esempio, è una grave minaccia per i tradizionalisti, motivo per cui alcuni individui che ora sono passati al disimpegno morale che approvano il terrorismo, salgono al piano successivo abbracciando il processo del PENSIERO CATEGORICO. Si sale così al quarto piano.
Quarto Piano: consolidamento del pensiero categorico e percepita legittimazione delle organizzazioni terroristiche.
Al quarto piano troviamo il principale processo: ovvero il pensiero categorico “NOI CONTRO DI LORO”, la convinzione “NOI ABBIAMO RAGIONE, LORO HANNO TORTO”. Il pensiero categorico incarna l’idea che l’altro sia classificato come “non umano”, un peccatore, un qualcosa che giustifichi lo sterminio, la violenza, e che pone l’altro gruppo in una categoria che può essere trattata in modo disumano. Incarnare il pensiero categorico non significa che l’individuo necessariamente compirà azioni terroristiche, né che un tale atteggiamento nei confronti dell’altro gruppo porterà alla distruzione del gruppo stesso. Allo stesso tempo, però, aumenta notevolmente la possibilità che questo avvenga.
Quinto Piano: l’atto terroristico e l’affiancato meccanismo inibitorio
L’ ultimo passo di questa scala verso il terrorismo è l’azione verso il quinto piano, e consiste nel SUPERAMENTO DEI MECCANISMI INIBITORI, presenti in tutti gli esseri umani. Tutti gli esseri umani trovano difficile uccidere un loro simile, questo perché i freni inibitori della morale, delle leggi e dei sensi di colpa funzionano. Il comportamento dell’individuo viene adeguatamente plasmato dalle regole educative della famiglia, della scuola e della religione. Tuttavia esistono modi per poter raggirare questi meccanismi inibitori e i terroristi hanno sviluppato varie strategie per eluderli. Perciò la fase finale del quinto piano consiste proprio nell’azione di uccidere altri esseri umani, e non solo comporta classificare l’altro come non umano, ma considerare l’altro come meritevole di essere il bersaglio dell’aggressione, in quanto la causa principale della loro identità minacciata.
Ciò che la metafora della scala implica è che bisognerebbe lavorare verso lo sviluppo di politiche adatte ad ogni individuo e su ogni livello della scala, in grado di annullare o quantomeno contrastare la scalata al reclutamento
Autore: Pasqualino Lamolle – American Kenpo
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